[Italiano]

Thanksgiving races used to be the informal end-of-the-season races, but since 2004 Hot Chocolate Run, placed in the first Sunday of December, became the last run of the year. The race – a 5k through downtown Northampton – benefits Safe Passage, an organization supporting women and children victims of domestic violence, and helps raising awareness to the issue; a good cause to run for.
Waking up at 7am, I checked the outdoor thermometer which was showing a temperature of 25F; looking out the window into the morning frost-covered backyard more strongly remarked the wintry season. The sun was still down on the horizon, and I decided for the long shorts and the long-sleeve shirt of NYC 2009; it’s always nice to check out the various team and races shirts people are sporting with pride at runs.
After warming up with a shower and a quick breakfast, I walked out my apartment and started to defrost the windshield of the car, another of the many reminders that soon enough the ground will be covered by snow and ice. As I was driving to Northampton, I planned the race: I didn’t feel like racing, surely am I not trained for racing – especially short distances; in the last weeks I mostly cross-trained and did some circuits. I made my mind for a conservative 22 minutes run, which should be brisk, but slow enough to gauge recovery and legs. I tucked myself behind the crowd at the 5k 22:00 – pace 7 min/mi sign and waited for the gun.

I didn’t have time to warm up (got there 30 minutes earlier and, needless to say, Nature called and the line at the port-a-potties was insane) and at the fire of the gun my legs slowly started pounding the asphalt in a grotesque parody of a runner.
The big mob slowed me down considerably as I crossed the first mile marker in ~6:50, but that was the idea. I kept running in an easy jog and was surprised to hear so many people breathing hard at what I considered a slow, almost conversational pace; I feared the hills of Northampton a bit, but a course bending through Smith College just touched them slightly and we were already back in downtown, running down the hill from City Hall to the Northampton Brewery, where the start and the finish line were.
The clock at the line signed ~21:30, which I consider acceptable for a race I ran but didn’t race; hopefully next time it will be for real. At home, I looked online for the net-time discovering it is half a minute faster than the gun-time: I finished in an easy but respectable 21:02.88. (A picture of the race taken with my phone from the garage in Northampton.)

Northampton and its runners at the 7th Hot Chocolate Run for Safe Passage

La Hot Chocolate Run è diventata ormai ufficiosamente l’ultima gara dell’anno, spodestando il titolo ai vari Turkey Trots che si tengono per Thanksgiving in tutti gli Stati Uniti. Questa 5km viene corsa la prima domenica di dicembre – con o senza neve, ma sempre con temperature decisamente invernali – per promuovere l’associazione Safe Passage, che dal 1977 aiuta le vittime di violenza domestica nella Hampshire County.
Alle 7 di mattina, quando mi sono alzato per prepararmi per la gara, era già evidente che la giornata sarebbe stata fredda: i campi dietro casa mia avevano ancora il colore tenue ed irreale della brina, ed i cristalli di ghiaccio si irradiavano sul parabrezza delle macchine parcheggiate nella driveway. Accendo il riscaldamento senza pensare, doccia ed il caffè che borbotta nella caffettiera, intanto penso a come vestirmi per la corsa. Non ho voglia di mettermi i pantaloni lunghi e la giacca e sicuramente dai -4 delle prime ore della mattina, almeno qualche grado sopra lo zero si arriverà per le 10, orario dell’inizio; pantaloncini corti-lunghi e la maglia a maniche lunghe della maratona di NYC del 2009.
Esco di casa dandomi ampio margine per sbrinare il parabrezza e guidare tranquillo per Northampton, il paese a circa 15km da casa mia dove si terrà la gara. Lungo la strada, spoglia dal traffico di una domenica mattina di inverno, penso ad una strategia di gara: non ho voglia di competere e sicuramente non sono allenato per competere, non tanto per vincere che è impossibile, ma per pensare di poter correre nei 18 minuti. Decido per una corsa tranquilla senza tirarmi più di tanto: 22 minuti dovrebbero andare, più lentamente non riuscirei a tenere il ritmo e più velocemente mi richiederebbe un impegno che non sono pronto a dare.
Arrivo con deciso anticipo a Northampton ed osservo, mentre guido lentamente nel traffico pre-gara, runners riscaldarsi e dirigersi alla linea di partenza. Presa la pettorina, sono pronto per un lieve riscaldamento; Natura chiama … dammit! … la coda per i bagni è assurda e brucio tutto l’anticipo che m’ero preparato.
Senza riscaldamento mi infilo nel gruppo dei 22 minuti ed aspetto la partenza. In pochi sentono la pistola, ed ora mi domando se ci fosse una pistola, ma lentamente come un verme delle sabbie che si risveglia ci si muove ad onde e tratti. Il primo km è lento, ma questo era il piano. Senza badare troppo a traiettorie di minima tangente, mi sistemo ai lati per poter tenere il passo che voglio; durante la prima miglia, inciampo nel piede di quella che mi precede e rudemente la spingo via: non era volontario, ho sentito il mio perdere l’equilibrio ed ho visto l’ostacolo entrare nella mia zona di repulsione ed il resto è comportamento collettivo. Questa la mia razionalizzazione, perché mi sono sentito malissimo per averla spinta via…
In New England adorano le colline e le corse sono ricordate per numero e livello di inclinazione; Hot Chocolate Run non è stata da meno, ma niente di impegnativo come quel miglio in continua salita della Bridge of Flowers. E poi 5km non danno nemmeno il tempo di accorgersi della salita che il traguardo è già in vista.
In 21:02.88, mi sento di aver corso una buona gara, ma di non averci partecipato … la prossima volta sarà sul serio (sperem).

Alla fine, dopo il traguardo, c’era la cioccolata calda obbligatoria che dà nome alla gara, e poi mi chiedo perché la gente trovi strano che io corra …

PS trovate su AndòCorri il mio contributo come global runner.