Il tempo era proprio l’ideale per un intervento al piede: la pioggia e neve del giorno prima e le temperature artiche della notte avevano creato una luminosa patina di ghiaccio su strade e marciapiedi; sulla macchina c’era un centimetro di ghiaccio da grattar via da finestrini e parabrezza.
Sono arrivato al Health Center con largo anticipo sull’appuntamento fissato per le 11: il dottore s’era premunito di consigliarmi di arrivare con almeno mezz’ora di anticipo in laboratorio per il prelievo di 16ml di sangue. Behind the scenes: il sangue viene passato in centrifuga per separare globuli rossi e bianchi da plasma e piastrine, e creare il cocktail noto come plasma ricco di piastrine, o PRP.
Il dottore mi ha accolto nel suo studio e, mentre si aspettava che il PRP arrivasse dal laboratorio, abbiamo chiacchierato del più e del meno: il tendine d’Achille non mi dava più molto fastidio, ma ogni volta che iniziavo a sperare fosse scomparso del tutto, ritornava come un noioso ospite che non capisce di non essere benvenuto. Spero che questa terapia risolva la situazione e riesca a farmi tornare quanto prima in strada: mi rendo conto di quanto mi manchi correre da come ricordo con nostalgia i duri workouts in pista con il mio club.
Il trattamento è doloroso; anche se viene iniettato un anti-dolorifico nel tendine — iniezione di per sé dolorosa — questa non rimuove completamente il bruciore che si avverte nel tendine quando viene trattato con il PRP.

Sono a casa. Zoppico vistosamente. Mi sono stati dati degli anti-dolorifici orali (in pratica, tylenol visto che l’ibuprofene è controproducente) ma non trovo che il dolore ed il fastidio siano tali da giustificarne l’uso: magari quando tornerò al lavoro in un paio di giorni.
Per ora è ovviamente troppo presto per notare alcun miglioramento, ma continuerò ad aggiornare nelle prossime settimane. Intanto incrocio le dita.