[Italiano]

I am injured. I was injured. I will be injured. [touching wood & iron]
I wish there were a magic bullet, an extract or serum to cure any running injuries in a matter of days, if not hours. Everybody does. Unfortunately there is no such thing.
It’s already 4 months since my last run and 1 month since the PRP injection to heal the Achilles tendinosis I developed following the Chicago Marathon. There has been signs of recovery, but I can’t still run without pain: on Friday, I ran for the bus to stop after only a few steps because of a sudden, sharp pain in the Achilles. (Needless to say I missed the bus.)
I am not optimistic; I am, by nature, fairly pessimistic: the glass of water is neither half full nor half empty, it has no water left. My pessimism doesn’t make any easier when injured, when I can’t run and I’m watching the unavoidable loss of muscle mass and strength.

Yesterday, I had a follow-up with my doctor to check the status of my recovery a month after the PRP injection. I vented my concerns and worries; he’s understanding. I couldn’t say whether he was dissatisfied with the slow healing of my Achilles; he did say the recovery can vary largely, and told me the story of a patient of his who got better after 6 months. Which is not to say he was suggesting I might run again in 6 months, but it was a reality check: it takes time, and I shouldn’t be too much surprise for the sharp pain I experienced on Friday.
The tendon still feels tender at touch and it is still a little swollen — it’s all normal, I was told.

I have another follow-up in a month, till then it’s all physical therapy and eccentric calf raises: the magic bullet of Achilles tendinopathies.

Spring is coming - photo credit: Renato Grisa


Non sono mai stato un ottimista. Con 4 mesi di panchina e diverse visite sia mediche che di fisioterapia, questa tendinopatia achillea arrivata e non richiesta, ad un mese da Chicago, sta diventando velocemente — in realtà lo è già — il mio più lento infortunio.
Ed il pessimista che è in me sussurra malignamente che mai tornerò a correre, che non avrò mai più la possibilità di qualificarmi per Boston (o Londra), e che devo appendere le scarpe al chiodo.
Non è facile. E diventa ancora più difficile con la primavera alle porte anche del New England e con le giornate fresche che chiedono di essere corse.
Devo avere pazienza.

Ieri ho incontrato il mio dottore per la visita di controllo ad un mese dall’iniezione di PRP. Capisce le mie preoccupazioni, soprattutto perché forse sperava che il ricovero potesse essere più veloce. Lo speravo anch’io.
In realtà ormai cammino senza problemi, però di correre non se ne parla; caso in questione, venerdì scorso ho fatto due passi di corsa per prendere il bus: l’autista non si è fermato e il tendine sembrava che urlasse ma ti sei diventato pirla?
È un po’ scoraggiante, ma il fatto che il dolore è stato un istante ed è scomparso come è arrivato dovrebbe incoraggiarmi un po’, così mi han detto sia il dottore che la fisioterapista.

Il prossimo appuntamento di controllo è tra un mese, all’inizio di maggio; nel frattempo, cross-training e fisioterapia.