Non lo nego. Il post di inizio settimana scorsa era un accorato appello di supporto morale in un periodo di pessimismo cosmico (che nemmeno Leopardi o Schopenhauer): ringrazio di cuore.
È scoraggiante — it truly pisses me off — vedere gli studenti di UMass correre per il campus, siano essi atleti che si preparano per delle gare primaverili o undergrads che cercano di eliminare quel paio di chili che vestiti leggeri renderebbero visibili. (Questa è cattiva, ma vera…)

In segreto, speravo di poter riprendere dalla fine di marzo, con l’arrivo della primavera. La primavera è arrivata (a parte la nevicata di venerdì) ma il tendine ha deciso di dormirsela su.
Per non portarmi ulteriore sfiga, eviterò d’ora in poi qualunque vaticinio — you shall not name it.

È da gennaio/febbraio che non penso che alle vacanze e tra la tendinite ed altre ragioni al contorno nessuno potrebbe darmi torto; un paio di mesi fa, ho scritto a Pino dicendogli che, o con lui o senza di lui, sarei — finalmente — andato in Islanda.
Saranno nove anni che ne parliamo: doveva essere la nostra vacanza di laurea, ma dopo la tesi io dovevo trasferirmi a NYC, lui a Berlino, ed il viaggio è saltato. L’argomento Islanda è rispuntato così spesso nei nostri discorsi che ora sembra incredibile averne i biglietti: le prime due settimane di giugno ci vedranno su quella piccola isola vulcanica sperduta tra l’America e l’Europa.

Il video che segue non c’entra granché, ma ho finalmente visto der Untergang — consiglio vivamente.


Dall’ultimo aggiornamento non è cambiato molto e mi sembra un po’ eccessivo continuare a scrivere di progressi che avvengono così lentamente, ma, seppur piccoli, questi mi servono per mantenere un certo ottimismo verso una guarigione che sembra quasi irraggiungibile.

Quell’ultimo post mi vedeva in viaggio per Dallas per partecipare al 2011 March Meeting, dove ho ritrovato il piacere di scoprire ciò che non conoscevo: dallo studio di sistemi evolutivi e biologici usando tecniche proprie della fisica teorica ad un’esposizione sullo stato dell’arte delle centrali nucleari (argomento tristemente attuale dopo i fatti di Fukushima).
È stata una gran bella conferenza, anche se il tendine se ne è risentito; dovendo spesso camminare e stare in piedi, ho passato le serate con impacchi di ghiaccio sulla caviglia. (Da apprezzare l’ossessione americana per il ghiaccio: i distributori sono ubiquiti e gratuiti!)

Di rientro da Dallas, ho visto dr. L e ripreso fisioterapia. Ho anche ripreso ad andare in palestra e fare Pilates dopo una settimana durante la quale non ho potuto (per ovvie ragioni).
Dovrei essere, forse, un filo più ottimista, ma quasi non mi accorgevo di questo miglioramento: da un lato riesco a fare un buon 45 minuti di bici senza che il tendine se ne lamenti e dall’altro ho notato che non cerco più –inconsciamente– di evitare di mettere peso sulla sinistra mentre cammino o salgo le scale.
Sono progressi minimi, quasi risibili, e sicuramente non dicono che posso tornare a correre, ma sono pur sempre progressi.

Ora sta piovendo e come sempre la pioggia mi rilassa. Anche perché mentre piove si vedono meno studenti correre…