Si racconta che alla partenza della maratona alle Olimpiadi di Roma del 1960, i tre atleti neozelandesi, Jeff Julian, Barry Magee e Ray Puckett, aspettavano nervosamente lo starter. Di fianco a loro era uno sconosciuto atleta africano dall’aspetto scheletrico e senza scarpe. Puckett sarcasticamente lo indicò ai suoi compagni di squadra con un “oh, beh, quello lo battiamo in ogni caso” che divenne leggenda.

Quella giornata raccontò a Puckett e tutti gli altri europei lì presenti una storia molta diversa: il corridore scalzo, Abebe Bikila, non solo vinse la maratona di Roma, ma il suo 2:15:16.2 batté il record di Popov di due anni prima. Il commento dei neozelandesi e la meraviglia che si sente nelle parole del commentatore del documentario Luce non dovrebbero meravigliare più di tanto: fu proprio Abebe Bikila ad iniziare il dominio di atleti kenioti ed etiopi che ora ci appare scontato.

[nota] il video mostra il logo dell’istituto Luce in alto a destra, ma anche quello di History Channel in alto a sinistra, però il commentatore è italiano e non ci sono sottotitoli in inglesi.