[Italiano]

The first time I heard of Oscar Pistorius and his battle to be allowed to run with other ‘able bodied’ athletes was at the pasta dinner before the Vermont Marathon. In 2009, Pistorius, a double leg amputee, came into prominence when he was denied partecipation at the 2008 Beijing Olympics. The reason: his prosthetic legs would give him an unfair advantage. The matter seemed to be settled in court, though it came back last week when Pistorius was able to qualify for the World Championships in Daegu after running in Lignano Sabbiadoro.
It’s fairly too easy to dismiss the issue by alluding to life being unfair or by poking into the general sympathetic feeling all humans share. I am probably a cynic, but for this particular case the question is not whether young kids should be allowed to live their dream, but whether having prosthetic legs, that weigh much less than bone and tissue and can be replaced when broken, does result into an unfair advantage against other athletes. It’s the same question we ask every Tour de France or any other race regarding performance-enhancing drugs.
I’m aware the parallel may sound offensive, but it’s truly the same question: does it give an unfair advantage?
The science seems to indicate that prosthetics can result into an unfair advantage.

South African runner Oscar Pistorius, right, runs in the 400 meter race in France, July 8, 2011. His time in a race in Italy Tuesday was good enough to send him to the World Championships.


Sembra ieri quando si discuteva se i tempi di Mosop e Mutai a Boston dovessero essere considerati dei legittimi record mondiali. Come avevo discusso, sono dell’opinione che le particolarità topografiche della Maratona di Boston unite ad un forte vento a favore avevano creato la perfect storm, ovvero un’unione singolare che aveva donato ai corridori un ingiusto vantaggio.
Non è sempre facile rispondere alla domanda di cosa comporti un ingiusto vantaggio. Non è sempre lampante come nel caso delle sostanze dopanti che credo tutti considerino essere contrario allo spirito olimpico; nel caso della Maratona di Boston, era tutto fuorché ovvio ed ancora meno ovvio il caso di Oscar Pistorius.
Pistorius è uno sprinter che si è appena aggiudicato un posto per le World Championship a Daegu dopo aver corso i 400m in 45.07 a Lignano Sabbiadoro settimana scorsa. Fin qui nulla di strano, se non fosse che Pistorius è un amputato di entrambe le gambe e quindi nasce la questione se le sue protesi in lega di carbonio non gli diano un vantaggio nei confronti degli altri corridori.
E visto che si tratta di un handicappato siamo umanamente predisposti a chiudere entrambi gli occhi, però la domanda non è se siamo simpatetici nei suoi confronti o se non lo aiuteremmo al supermercato, ma se durante una gara d’atletica le sue gambe prostetiche possano aiutarlo in maniera artificiale, in maniera simile a delle sostanze dopanti. La domanda è puramente scientifica, a mio avviso, e come tale priva di qualunque carattere emotivo o ‘umano.’
La scienza sembra indicare che infatti le protesi possano porlo in vantaggio rispetto a tutti gli altri; in questa intervista per un giornale sud africano (Pistorius è sud africano), lo scienziato dello sport Ross Tucker, il cui blog – The Science of Sport – ho citato più volte, spiega che dall’analisi della sua corsa, Pistorius riesce a muovere le sue gambe un 16% più velocemente di altri atleti ed ad esercitare più forza per unità di tempo con lo stesso consumo di energia. Tucker continua citando la leggerezza della lega in carbonio delle protesi e le differenze fisico-chimiche tra ossa e muscoli e fibre in carbonio come fattori responsabili di un turn-over ed un’efficienza maggiori.