Avrei voluto scrivere questo post almeno 2 settimane fa ma — ovviamente — non ci son riuscito. Quindi, che c’è di nuovo? Beh, non molto. Come avete letto sto ritornando seppur lentamente a correre, questa settimana ha avuto un gran totale di ~30 miglia (~45km); sono ancora molto lontano da quello che ero solito correre prima di iniziare questo calvario di tendinite e riabilitazione, ma 9 mesi in panchina mi hanno insegnato ad usare un po’ di prudenza. L’idea, come credo di aver già detto in passato, è di aggiungere una decina di miglia al mese, senza fretta e soprattutto senza allenamenti di velocità (speed-work, come viene chiamato qui).
Quest’ultimo punto è forse non troppo esatto visto che, da quando ho ripreso a correre ed allenarmi, ho già corso 3 gare, ovvio niente di folle, niente maratone o mezze ma comunque un paio di 5km ed una 5mi che se anche mi dico che non le voglio correre al mio 100%, alla fine la voglia di correre e l’entusiasmo di molti amici le fanno diventare quasi dei tempo’s, qualcosa tipo 90% di quello che posso dare paragonato al 60~70% che solitamente dò negli easy runs di allenamento.
Il tendine non si lamenta quasi più ed ormai incomincio a dimenticarmi di segnare sul mio diario di allenamento come il tendine si sia comportato durante quella gara o quell’allenamento. Ovviamente, al primo dolorio salto e mi torna in mente il calvario, ma il tendine è sempre meno una mia continua preoccupazione; ormai penso sempre più all’allenamento che ho davanti e sempre meno alla riabilitazione che ho alle spalle.

Ho perso molto della mia fitness ovviamente, ma non credo così tanto come avevo temuto; le gambe rispondono bene e l’essermi concentrato durante questi 9 mesi su rafforzare i muscoli non solo delle gambe, ma anche (e soprattutto) gli addominali e genericamente il torso sta aiutando molto il mio ritorno e paradossalmente credo di correre meglio adesso che prima dell’infortunio. Non che abbia fatto chissà che, ma Pilates in particolare e varie routines in generale — sollevamento pesi, planks, crunches, e varie forme di leg extensions — hanno sortito qualche effetto.
Quello che è forse più difficile da imparare è che correre non è solo un esercizio di gambe.

Una calda giornata novembrina a Boston


Ieri era Thanksgiving, e come è tradizione si fa mente locale di chi o cosa si è riconoscente e per me è sicuramente il mio Running Club, Sugarloaf Mountain Athletic Club o SMAC in breve.
È piccolino, niente a che vedere con il NYRR a cui ero iscritto quando vivevo a New York, ma forse questo è un bene. NYRR alla fine è troppo grande per poter riuscire a trovare una dimensione di comunità ed è ormai “solo” un’organizzazione ombrello per supportare attività ed organizzare gare nella città di New York (come sapete, è NYRR che organizza e gestisce la NYC Marathon). Ho invece scoperto che con SMAC invece si organizzano questi get-together eventi, come una cena di premiazione a cui sono andato due settimane fa: anche se non mi sono fatto vivo per quasi un anno, potevo chiaramente sentire questa comunità in cui si festeggiano i risultati di tutti.
Sono poi andato anche ad un long run domenica scorsa; il posto, lungo il Green River, è incantevole: non è ovviamente il paesaggio della California o dell’Islanda che ti smorza il fiato, ma ha una bellezza agraria che è piacevole specie se vissuta a piedi o di corsa.

Certo paragonare il NYRR e SMAC non ha molto senso visto che hanno finalità diverse, ma sono riconoscente di aver trovato un bel running club con cui correre e gareggiare — a volte mi dico che questa potrebbe essere la ragione più forte per me di restare.