[Italiano]

Thanksgiving, aka, eat as much as you can, regret later unless you’re runner for whom Thanksgiving is time for Turkey Trots and the like.
On Saturday, so technically not on Thanksgiving when I was gobbling food to heart’s and stomach’s content, I drove South to Holyoke for the 33rd edition of the Talking Turkey 6 Mile X-C Race on the shores of the Ashley reservoir: beautiful day and beautiful weather, temps in the mid-60s and sun shining.
The race is a two loop around the reservoir on gravel paths, and it attracts something like a thousand runners and sometimes even local or regional athletes who are in Western Mass visiting families.

I got there an hour in advance, read the newspaper I brought with me and went for a slow warm-up around the ponds and across pine woods; sporting my Chicago Marathon t-shirt, I met a fellow marathoner who too ran it last year, and a Portuguese expat who ran Hartford a month ago. Between slow warm-ups and chatting with fellow competitors, I took few pictures of the area and eventually head towards the start line under a giant American flag hung from the ladder of a fire truck. As the jitters kept shaking my legs, I look back and saw the human ocean behind me, I thought I better run out of here fast or I’ll be trampled by the stampede!
I met a few SMACers, and I was honest when I said I was planning to run a 7ish pace but as the gun went off and I followed the human wave I grew restless and picked up the pace. It was more mechanical pressure than a thoughtful strategy as I couldn’t keep a low 6 pace for much longer than a couple of miles. I was also mildly dehydrated as I endured bad stitches from the half-way mark till the end; I thought of stopping, not quitting but at least to drink some water, but I didn’t: as a runner, I learnt to push through, till the finish line. As I kept running, I kid trailed my steps; I looked back and he may have had half my age (looking at the results online, I learn he’s 18, not literally half my age but quite close). I was hearing his steps, few yards behind me, mile after mile till we climbed the last hill and turned towards the finish line: he pushed and I didn’t have anything to give.

I still finished in a respectful (for me) 39:20 for an average 6:34 pace. I think I can run faster if I train, but for the rest of the day the only thought in my exhausted body was Sunday’s race …

Runners warming up before the race -- Holyoke, MA


Di tutte le feste negli Stati Uniti, il Ringraziamento — o Thanksgiving, tanto l’inglese non è lingua ufficiale — è quella che mi piace di più; è come Natale senza il sovraccarico religioso; è una festa per incontrarsi con amici e parenti, per mangiare e bere, superando i confini impostici da credi religiosi. E tradizione vuole che tutti i runners s’incontrino per celebrare il Thankgiving con un Turkey Trot!
Solitamente i Turkey Trots si tengono di giovedì, prima della cena, ma per qualche ragione in Western Mass questa tradizionale gara è celebrata due giorni dopo, di sabato: la Holyoke Talking Turkey 6 Mile X-C Race è alla sua 33esima edizione e di solo due mesi più giovane di me, e si tiene lungo il bacino idrico di Holyoke, una trentina di km a sud di Amherst.

Il paesaggio è fantastico ed è assolutamente piatto (è un bacino idrico, duh!); la corsa, 6 miglia (poco meno di 10km), consta di due giri del bacino, lungo le sponde e sugli stretti bracci di terra che collegano una sponda con l’altra. Avevo dietro la macchina fotografica durante un giro di riscaldamento, così i miei sono contenti che si lamentano faccio sempre troppe poche foto.

La gara iniziava sotto una voluminosa bandiera degli Stati Uniti (dopo un po’ a questo non ci si fa più caso); mi sono posizionato qualche metro dopo la partenza: non ha molto senso mettersi gomito a gomito con chi so che corre diecimila volte meglio di me. Mi sono girato indietro, poco prima dello sparo di via ed ho visto l’onda umana che avevo alle spalle, migliaia di persone stipate tra due colonne d’alberi.
Al via mi sono ritrovato imbottigliato nel traffico e questo mi rende nervoso, nervoso di cadere in una folla di un migliaio di persone e nervoso che non posso correre come voglio. Devo cercare d’imparare a controllarmi e non prendere ed iniziare a correre ad un passo che so non essere mio: il primo miglio era intorno ai 6 minuti, troppo veloce ed ancora una volta ho subito la foga iniziale. Dalla metà in poi in molti mi sorpasseranno, tranne un ragazzo che ad occhio e croce ha la metà dei miei anni; sento i suoi passi dietro di me, a pochi metri. In quei momenti, si ha questa lucida consapevolezza di non poter scrollarsi di dosso l’inseguitore che segue diligentemente, e ci si domanda se forse negli ultimi cento metri si possa riuscire ad avere la meglio: è un lungo lavoro di logoramento, incensante e constante ad ogni passo, miglio dopo miglio. Al passaggio del quinto miglio, con ancora un miglio alla fine, sono consapevole di non avere nulla nelle gambe per quell’ultimo kick, per quell’ultimo sprint. E da copione, all’ultima curva il ragazzo-inseguitore cambia passo e mi supera senza che sia possibile per me controbattere. E lo guardo mentre mi passa avanti.

Non che avessi potuto chiedere molto da me: mi manca l’allenamento, sia di velocità che di volume. Devo essere costante, credere nelle gambe e nell’allenamento.
Alla fine ho finito comunque in un rispettabile 39:20, un passo medio di 4:06 al chilometro.